L’Architettura Elettroacustica (parte 1)

di Luigi Agostini

L’architettura elettro-acustica, ovvero:
“…il ponte ologrammi di star trek, almeno per la parte audio, adesso esiste per davvero!”
prima parte
Riprendiamo i nostri appuntamenti dopo una lunga pausa (articolo 1, articolo 2, articolo 3) (dovuta ai miei impegni di lavoro e per la quale mi scuso con voi) affrontando il tema dell’architettura elettro-acustica.
Degna evoluzione del semplice concetto di riverberazione e gestione multi-canale dell’audio, che travalica il limite della semplice correzione acustica offrendo scenari fino a poco tempo fa inimmaginabili, questa tecnologia ha in realtà origine a dir poco “antiche”.
Il concetto di controllo delle condizioni acustiche di un ambiente per mezzo di tecnologie elettro-acustiche, infatti, è vecchio quasi quanto l’idea della produzione del suono con mezzi elettronici.
I primi esempi negli Stati Uniti comprendono gli esperimenti di Edison e quelli dei Bell Laboratories nel 1930. I progressi nelle apparecchiature di comunicazione elettronica sviluppati durante la seconda guerra mondiale hanno aperto la strada per una migliore fedeltà nei sistemi audio per il cinema, e per l’avvento della moderna industria discografica.

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Cubase/Nuendo: il Logical editor (parte 2)

Applicare un’operazione alle note selezionate

Nel primo articolo abbiamo introdotto il Logical editor ed effettuato i primi esempi fino a selezionare note di lunghezza specifica (crome).

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Chiaramente l’editor non si distingue solamente per selezionare eventi ma anche per applicare su di essi una serie di operazioni che possono essere specificate nel riquadro inferiore dell’editor. Supponiamo di voler ridurre il valore musicale di queste note trasformandole in sedicesimi in modo tale da avere l’effetto di crome con articolazione staccata.

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Cubase/Nuendo: il Logical editor (parte 1)

Introduzione

Ogni sequencer si distingue per tutte le funzioni disponibili a compiere recording, editing, processing audio e MIDI, per il target dei suoi utenti ma soprattutto per quegli elementi che lo rendono eccellenza rispetto agli altri. Mai come in questo momento siamo sommersi dalla tecnologia computazionale e praticamente abbiamo migliaia di risorse disponibili per compiere qualunque operazione possibile musicalmente parlando. Molte di queste risorse sono gratuite, altre sono a pagamento. Gli utenti faticano a trovare lo strumento più adatto alle proprie esigenze provando un pò tutto di tutto ed alla fine leggono blog (tipo il mio), chiedono informazioni ad amici più esperti. Spesso molte persone mi scrivono per sapere quale potrebbe essere il sequencer migliore ma la risposta non è sempre così scontata ovvero non sempre suggerisco Cubase di Steinberg; ciononostante se parliamo di programmazione MIDI di certo Cubase è una vera eccellenza.
Nel 1989 ebbi la fortuna di intuire da subito le grandi potenzialità di questo sequencer e così passai dall’usare sul mio Atari ST il sequencer Creator al neonato Cubase. Purtroppo la quasi totalità dell’utenza spesso non conosce quelle risorse magnifiche che, rispetto ad altri concorrenti, Cubase offre per velocizzare molte operazioni. Questo accade perché principalmente non si leggono i manuali (che tra l’altro Steinberg cura molto bene) e poi per la fretta nel fare le cose. E’ proprio la mancanza di tempo dell’utenza nel creare un brano, un suono o quant’altro il motore principale dell’evoluzione di un software: bisogna fare le cose meglio e più velocemente possibile. A tal fine questa serie di articoli vuole occuparsi di una delle migliori risorse per la programmazione MIDI che un sequencer possa mettere a disposizione dei suoi utenti: il Logical Editor, all’interno di Cubase (ma anche di Nuendo).
Benchè sia un editor molto potente i più non sanno che è piuttosto antico. Venne introdotto nella versione di Cubase del 1993 (divisa in Cubase, Cubase Score per Windows e poi Mac). Con il Logical Editor possiamo fare un numero enorme di operazioni (ci si potrebbe fare un libro dedicato) su dati MIDI già esistenti su una o più Parti presenti su una traccia MIDI o Instrument. Tutto ciò sarà argomento di questi numerosi articoli.

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Se la Komplete Kontrol di Native Instrument non opera nella modalità Control come risolvere

Tra i tanti controller MIDI disponibili sul mercato di certo la Komplete Kontrol è uno dei prodotti più interessanti anche se di costo superiore rispetto a quelli offerti dalle altre aziende. Il suo sistema di interfacciamento immediato con i virtual (non solo di NI) che vengono riconosciuti dalla app lo rendono uno strumento davvero unico. In alcuni casi però l’istallazione e la configurazione possono risultare non funzionanti. Tutto è riportato e spiegato bene nei forum tecnici di Native Instruments ma c’è un caso particolare che non è facile da ritrovare nell’infinità dei vari post.Per prima cosa ricordate di verificare se il firmware dello strumento è aggiornato all’ultima versione: per fare questo basta andare nella sezione Drivers and Update del sito di NI e scaricare il file che verifica il tutto.

Lanciando la app la tastiera in alcuni casi non viene riconosciuta come modalità Kontrol ma rimane nella modalità Midi anche se la tastiera viene vista dal sistema.

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Lezioni di Cubase – 72 (routing audio 16)

Il compressore è un effetto che viene utilizzato per intervenire sulla gestione e controllo della dinamica attraverso l’utilizzo dei parametri di cui è dotato. E’ noto che la dinamica di un segnale audio definisce l’ampiezza della variazione del suo volume ovvero la differenza che esiste tra il massimo ed il minimo livello di segnale in uscita: ad esempio se il valore minimo di ampiezza del segnale audio fosse di -50 dB ed il massimo di -10 dB avremmo una differenza (e quindi una dinamica) di 40 dB. Utilizzando un compressore sarà ad esempio possibile diminuire il valore del picco massimo a -20 dB riducendo quindi l’intervallo di dinamica. Tutto ciò renderebbe possibile aumentare il volume della traccia in modo tale da poter ascoltare anche parti del segnale meno intellegibili (che presentano un livello più basso) per via dell’eccessiva escursione di dinamica.

Il parametro threshold (soglia indicata nello Standard Compressor con la manopola azzurra Thres) esprime in dB il livello del segnale che determina l’intervento del compressore. Impostando ad esempio il valore -18 dB il compressore iniziaerà ad intervenire solamente se il segnale al suo ingresso supererà questo valore. L’intervallo di valori disponibili per la threshold nello Standard Compressor è pari a -60 dB – 0dB.

Il parametro ratio (rapporto di compressione indicato nello Standard Compressor con la manopola Rat) consente di stabilire la quantità di compressione da applicare a quella parte del segnale che supera la soglia precedentemente impostata. La ratio viene rappresentata attraverso un rapporto (2:1, 3:1, 4:1, ecc.) che indica il parametro di attenuazione. Ad esempio se impostiamo il valore 2:1 sul segnale che supererà la threshold il compressore ridurrà ad 1/2 il superamento di tale soglia. Se si aumenterà di molto il valore della ratio il compressore inizierà a comportarsi come se fosse un limiter riducendo talmente tanto la dinamica fino a togliere la possibilità a qualunque picco di segnale in ingresso di superare il valore di threshold. Il valore di Ratio impostabile nello Standard Compressor va dal valore 1:1 (praticamente assenza di compressione) fino a 8:1.

Il parametro Attack (indicato nello Standard Compressor con una manopola rossa chiamata Att) esprime in millisecondi il tempo di intervento del compressore dal momento in cui un segnale viene ricevuto in ingresso. Un valore piccolo di attack causerà un intervento molto veloce del compressore.

Il parametro Release (indicato nello Standard Compressor con la manopola azzurra chiamata Rel), espresso anch’esso in millisecondi, stabilisce dopo quanto tempo debba cessare l’intervento del compressore dopo che il segnale è sceso al disotto del valore di threshold. Occorre fare attenzione quando si imposta un valore alto di questo parametro in quanto potrebbe indurre il compressore ad estendere la compressione anche a segnali che si trovano al di sotto della soglia impostata a causa dell’eccessivo tempo che si determina tra l’inizio e la fine del suo intervento. Il compressore può essere di grande aiuto nella fase di missaggio. Quando viene applicato a chitarra, batteria, basso oltre alla dinamica può dare allo strumento maggiore presenza ed anche una modifica timbrica; applicando la compressione ad una chitarra con molta saturazione si otterrà una maggiore presenza sulle frequenze medie ed un suono globalmente più compatto ed incisivo. Una batteria ben registrata e ben compressa avrà un suono più definito ed aggressivo. Un basso elettrico, con la dovuta percentuale di compressione, risulterà più netto e con maggiore attacco. Per quanto riguarda l’applicazione della compressione sulla voce, dobbiamo tenere presente che è uno strumento estremamente ricco di dinamica che non può di certo essere schiacciato da un’eccessiva compressione quindi l’utilizzo del compressore deve essere effettuato con discrezione.

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Lezioni di Sibelius 7 – 31 (gli strumenti traspositori)

Nelle partiture spesso si incontrano i cosidetti strumenti traspositori che producono note reali diverse da quelle scritte sulla partitura. Questa “complicazione” ha motivazioni storiche ed organologiche che esulano dagli obiettivi di questa pubblicazione. Il lettore curioso potrà comunque trovare tutte le informazioni anche su internet utilizzando un normalissimo motore di ricerca. Ad esempio può leggere il contenuto del seguente link: strumento traspositore. Consideriamo il seguente esempio musicale (che il lettore può rapidamente realizzare) nel quale sono presenti un rigo di flauto e uno di clarinetto in Sib, strumento traspositore.

430 cap 11

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Lezioni di Sibelius 7 – 30 (la trasposizione, parte 2)

La trasposizione in tonalità con doppi diesis o bemolli

Cosa succede se la trasposizione modificherebbe la tonalità di partenza in una con doppi diesis o doppi bemolli? La tonalità dell’esempio in figura è quella di Do # maggiore.

402 cap 11

Ora innalziamo ancora di un tono la tonalità, come mostrato nella figura successiva.

403 cap 11

La tonalità finale dovrebbe essere quella di Re # maggiore che presenta 5 diesis e 2 doppi diesis (fa, do).

Cliccando su OK l’esempio effettivamente mostra le note con i diesis e doppi diesis ma l’indicazione di tonalità in chiave in realtà è stata trasportata sulla scala omofona di Re# maggiore che corrisponde a quella di Mib maggiore.

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