Viaggio nel pianeta MIDI – puntata 2

Il protocollo MIDI è formato da un codice numerico di centinaia di stringhe (i messaggi) di lunghezza pari a uno o più byte (il formato standard dell’informazione numerica, costituito dalla combinazione di 8 bit in grado di poter fornire 256 combinazioni che possono rappresentare gli oggetti più svariati come un carattere alfanumerico della tastiera del computer, il valore di un pixel di un’immagine). Le stringhe MIDI codificano le intenzioni agogiche e tecniche musicali che un esecutore esegue su uno strumento musicale (definito master) e le trasmettono ad un altro (chiamato slave) in grado di codificarle e darne una corrispondenza sonora.

In definitiva le azioni che si compiono su un sintetizzatore quali ad esempio “suonare una nota sul controller tastiera”, “premere il pedale del sustain”, “muovere la manopola del pitch bend” e così via vengono associate ad un univoco messaggio MIDI che poi viene spedito, attraverso l’interfaccia, ad una o più macchine collegate direttamente o indirettamente (come vedremo a breve) alla master.

Il segnale MIDI non porta alcuna informazione audio (che segue un percorso di routing diverso) bensì messaggi di codifica che agiranno poi di controllo su generatori o processori di segnali audio.

Gli strumenti musicali elettronici, i mixer digitali, i processori di effetti, i sistemi DAW (Digital Audio Workstation) e quindi le schede audio, sono tutti o quasi dotati di un’interfaccia hardware MIDI costituita da porte di comunicazioni per trasmettere e ricevere i messaggi. La comunicazione tra le varie porte è garantita da cavi con connettori pentapolari a 5 din. I messaggi MIDI vengono trasmessi in maniera seriale e asincrona (ovvero occorrono 1 bit di start e 1 di stop) alla velocità di 31.250 bit al secondo più che sufficiente per quello che è il nostro sistema di percezione. Negli ultimi anni l’interfaccia utilizza anche il protocollo USB e le porte Lan semplificando di fatto la connessione con i computer. Vediamo comunque il sistema classico dell’interfaccia come è strutturato. Per trasmettere un messaggio MIDI generato da una macchina master ad una macchina slave occorre una porta di trasmissione chiamata MIDI OUT sulla master e una porta di ricezione chiamata MIDI IN sullo slave collegate tra loro attraverso un cavo MIDI. Le porte hanno connettori di tipo femmina mentre i cavi connettori di tipo maschio).

Se il nostro sistema fosse costituito da una Master e da due Slave potremmo avere due possibili configurazioni:

  • se la master è dotata di una seconda porta MIDI OUT possiamo utilizzarla per collegarla al secondo slave (questa possibilità è in realtà molto rara perchè sono pochissime le master con più di una porta MIDI OUT e soprattutto inutilizzabile se avessimo 3 o più slave).

  • in alternativa possiamo sfruttare la terza tipologia di porta MIDI, chiamata THRU che riceve una copia dei messaggi che arrivano nella porta IN e li trasmette ad un’altro slave. La porta THRU richiede il collegamento ad una porta IN realizzando un network MIDI di macchine connesse in modalità detta seriale (a cascata).

Ricapitolando:

  1. la porta OUT serve a trasmettere messaggi
  2. la porta IN serve a ricevere messaggi
  3. la porta THRU serve a ritrasmettere messaggi giunti nella porta IN

La connessione seriale ha il pregio di essere semplice ma il difetto di creare problemi di sincronizzazione dal momento in cui si collegano molte macchine ed i cavi MIDI superano la lunghezza complessiva di 15 metri. Per ovviare questo problema si realizza un collegamento di tipo a stella utilizzando una thru box.

Puntata 3

L’inizio di questo viaggio

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Informazioni su silviorelandini

sound designer, docente di tecnologie musicali, direttore iitm
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