Viaggio nel pianeta MIDI – puntata 3

Nella precedente puntata abbiamo visto le varie tipologie di porte MIDI e le due modalità di collegamento (a cascata, a stella).

Se invio dalla Master un messaggio MIDI, ad esempio di nota, tramite la thru box arriverà a tutti gli slave connessi che pertanto interpreteranno il messaggio emettendo un suono di altezza pari a quella contenuta all’interno di esso utilizzando il timbro scelto dall’utente. Ma se volessimo diversificare le note inviandole solamente ad uno slave specifico? A tal fine il messaggio MIDI può essere assegnato ad uno dei 16 canali di cui è costituito il messaggio stesso (in seguito vedremo il perchè di 16 canali). Esistono nelle macchine (master, slave) canali di invio e canali di ricezione. Avendo ad esempio 4 slave disponibili posso impostarli sui seguenti canali di ricezione:

  • Slave 1: canale 1
  • Slave 2: canale 2
  • Slave 3: canale 3
  • Slave 4. canale 4

Dalla master, se volessi inviare dei messaggi ad esempio allo slave 3, dovrei impostare il canale di invio sul 3 e poi inviare i messaggi. Questi, attraverso la thru box arriverebbero ai 4 slave ma mentre gli slave 1,2 e 4 ignorerebbero il messaggio in quanto non corrispondente al canale di ricezione, lo slave 3 lo eseguirebbe in quanto giunti sullo stesso canale di ricezione.

Tutto ciò però ancora non è sufficiente per la distribuzione delle informazioni MIDI all’interno di un network in quanto oltre al canale di ricezione e di invio occorre scegliere anche le modalità con cui le macchine rispondono alla ricezione dei messaggi MIDI. Esistono tre funzionalità che combinate insieme offrono quattro modalità operative. Le funzioni sono:

  • OMNI: indica che lo strumento è in grado di rispondere a tutti i messaggi inviati indifferentemente sui 16 canali MIDI.
  • POLY: lo strumento gestisce le proprie voci rispettando richieste polifoniche tese alla realizzazione di accordi.
  • MONO: lo strumento lavora in monofonia.

I quattro modi disponibili sono:

Modo 1: Omni On/Poly – lo slave interpreta tutti i messaggi su tutti i canali e in maniera polifonica e pertanto suona in ogni caso ed in ogni condizione.

Modo 2: Omni On/Mono – lo slave risponde su tutti i canali ma monofonicamente e chiaramente non è una condizione operativa molto funzionale.

Modo 3: Omni Off/Poly – lo slave risponde in maniera polifonica solamente ai messaggi che giungono sul suo canale MIDI (specificato in ricezione). E’ detto sinteticamente Poly ed è utilizzato tipicamente nei sistemi MIDI connessi a cascata o a stella, come abbiamo visto in precedenza.

Modo 4: Omni Off/Mono – lo slave risponde monofonicamente ai messaggi che giungono sul suo canale MIDI. E’ detto sinteticamente Mono.

Con la diffusione del protocollo MIDI cambiarono anche gli strumenti musicali. Le case costruttrici capirono che tutto sommato gli strumenti utilizzati come slave avevano moduli eccedenti (si pensi al controller tastiera) mentre alla fine quello che interessava all’utente era il generatore sonoro. Se ad esempio avessi avuto un sintetizzatore kawai k5 come master sarei potuto essere interessato ad espandere il mio set timbrico aggiungendo il generatore sonoro dei sintetizzatori Korg m1 o della yamaha dx7 senza dover comprare anche il controller tastiera e le manopole della modulation e del pitch bend. Le case costruttrici allora proposero in vendita versioni ridotte (chiamate expander) in formato unità rack dei loro sintetizzatori che comprendevano il generatore sonoro.

Ci fu anche una piccola rivoluzione per le master e ne vennero prodotte anche senza il generatore sonoro esclusivamente finalizzate al controllo di moduli sonori di tipo slave. Famose erano le master della Fatar, della Roland e della Yamaha. Queste master, definite mute avevano quindi solamente delle porte MIDI OUT.

Le master che avevano anche il generatore sonoro erano dotate di una particolare funzione, chiamata LOCAL (con due possibili valori: on, off) in grado di sganciare il generatore sonoro dal collegamento diretto con il controller tastiera. Quando la funzione era impostata sul valore off, il generatore sonoro diventava uno slave e poteva quindi essere utilizzato in tal senso, ricevendo i messaggi a lui indirizzati direttamente dalla porta MIDI IN della master.

Nel caso si avessero più tastiere master nel proprio network MIDI potremmo avvalerci di un  una patch bay MIDI per definire di volta in volta quale master collegare ai diversi slave senza dover di volta in volta riconfigurare i collegamenti. Facciamo un esempio pratico: supponiamo di avere un network MIDI costituito da 2 master (di cui una muta ed un’altra con il generatore sonoro) e da due slave da configurare con una patch bay MIDI.

Se volessi controllare lo slave 2 con la master 1 basterà effettuare nella patch bay MIDI un collegamento MIDI IN 1 – MIDI OUT 6. In tal modo le informazioni MIDI trasmesse dalla master 1 entrano nella porta MIDI IN 1 della patch bay e da questa escono dalla porta MIDI OUT 6 per essere ricevute dallo slave 2. I collegamenti interni della patch bay MIDI possono essere configurati attraverso un sequencer oppure memorizzati nei preset della patch bay stessa qualora questa avesse la possibilità di memorizzarli.

puntata 4

L’inizio di questo viaggio

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Informazioni su silviorelandini

sound designer, docente di tecnologie musicali, direttore iitm
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