Il docente di tecnologia musicale

Oggi in Italia sono sempre più numerose le istituzioni pubbliche e private che attivano corsi, moduli didattici, percorsi formativi, che implicano le tecnologie musicali o i nuovi mestieri tecnologici dedicati al suono (sound designer ad esempio). Con la proliferazione di queste iniziative molti professionisti hanno iniziato il delicato mestiere del docente. Attualmente, poichè non esiste ancora un corso universitario o accademico in didattica delle tecnologie informatiche musicali, esistono diverse strade che un docente di tecnologia può percorrere per svolgere la professione. Per insegnare in istituzioni pubbliche di tipo accademico (Università, Conservatori, Accademie), a parte le cattedre ordinarie alle quali si accede tramite concorso, è possibile insegnare moduli didattici a tempo (i cosidetti professori a contratto) ai quali è richiesto un titolo di studio pari alla Laurea o al Diploma di Conservatorio meglio se accompagnati da titoli preferenziali e da esperienze professionali, titoli scientifici (ingegneria, fisica, matematica, informatica) o tecnico musicali (musica elettronica, musica e tecnologie).

Per quanto riguarda le scuole secondarie è possibile attivare percorsi didattici specializzati presentando ai dirigenti scolastici un progetto o partecipando a qualche forma di bando che prevede attività formative rivolte a tale target. Nel periodo recente le azioni ministeriali che si sono succedute per avviare una riforma dell’istruzione pubblica non incentivavano più l’attivazione di cattedre a contratto e forse qualcosa cambierà nella prossima legislatura.

Molto più semplice è invece l’inserimento nel corpo docenti di strutture private che si occupano di formazione professionale; in tal caso conta moltissimo il curriculum del docente e quindi le esperienze professionali conseguite nel settore pertinente all’insegnamento.

Negli ultimi anni l’offerta formativa dedicata alle tecnologie musicali ha avuto un forte incremento soprattutto nell’istruzione pubblica; solamente dieci anni fa gli unici corsi dedicati riguardavano il corso di musica elettronica dei Conservatori e qualche modulo didattico presente nelle università (fisica acustica, multimedialità). La riforma europea che ha coinvolto le Università e i Conservatori e la crescente diffusione dell’innovazione tecnologica ha favorito la nascita di percorsi specializzati. Si pensi ad esempio alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Como che ha attivato una laurea magistrale in Sound Designing, il LIM di Milano offre lauree triennali e magistrali in informatica musicale, mentre la facoltà di Ingegneria de La Sapienza di Roma ha attivato la laurea in Ingegneria del suono. Altre Università hanno progettato master di primo e secondo livello. I Conservatori invece, oltre a rimodulare i vecchi percorsi di musica elettronica, erogano didattica specializzata in Musica a Nuove Tecnologie, Musica Applicata, Informatica Musicale. Recentemente ho progettato per l’Istituto Musicale V. Bellini di Caltanissetta un master in tecnologie musicali.

Non bisogna dimenticare anche l’interesse istituzionale per il trasferimento di innovazione tecnologica: negli ultimi sei anni sono stati realizzati una serie di progetti (denominati MODEM, MUSIWEB, NET MUSIC, NET SOUND), finanziati dal programma Leondardo da Vinci, che hanno incentivato la realizzazione di una rete di musica elettronica nella scuola italiana.

Chiaramente le scuole di musica e gli istituti di formazione professionale non sono stati ad osservare passivamente questa evoluzione realizzando decine di tipologie di corsi dedicati. Non è difficile immaginare quindi che la richiesta di docenti sia ovviamente aumentata. E’ bene fare alcune considerazioni. A prescindere dalla serietà professionale del docente, c’è una sostanziale differenza nella didattica erogata a seconda che venga effettuata in una struttura pubblica o in una privata. Spesso gli studenti delle istituzioni pubbliche, pur scegliendo di frequentarle per conseguire un titolo riconosciuto, si lamentano della mancanza o rarità di moduli didattici professionalizzanti rispetto alla quasi totalità di quelli teorici. Per ricorrere ai ripari, alcune istituzioni offrono tirocini o moduli formativi presso aziende di settore. Di contro, la formazione professionale gestita dalle strutture private ha un’offerta formativa più specializzata e vicina alle figure tecniche che normalmente sono richieste dal mercato del lavoro ma rilasciano un titolo che spesso non è riconosciuto a livello istituzionale e non sempre riescono a garantire qualità nell’erogazione didattica avendo una grande disomogeneità nella professionalità dei docenti e, soprattutto, degli organizzatori.

Il docente di musica e tecnologia quindi si trova a dover fronteggiare questa situazione così discontinua che però consente anche ai meno referenziati di iniziare l’attività. Esistono docenti molto bravi nell’insegnamento dei moduli teorici che però non sono mai entrati in uno studio di registrazione come anche dei professionisti che insegnano le tecniche di processing o di ripresa microfonica che però non sono in grado di affrontare lezioni teoriche. Dovrebbe essere chiaro che il ruolo del docente è quello di trasmettere ai propri allievi la conoscenza, la competenza e l’abilità necessarie ad affrontare brillantemente un processo tecnico e creativo che porta alla realizzazione di una produzione o alla creazione di una tecnologia. Questo comporta un costante aggiornamento del proprio profilo professionale, della programmazione didattica e una continua revisione della struttura pedagogica. Inoltre, occorre ponderare molto bene il ruolo che la tecnologia deve avere nell’intervento formativo: può essere un semplice strumento didattico (si pensi ad esempio ad un modulo di scienza del suono nel quale viene utilizzato un audio editor per avvalorare concetti ed enunciati teorici) o l’oggetto dell’azione didattica (come ad esempio può essere un microfono nel modulo di tecniche di ripresa microfonica). Non è raro trovare docenti poi che discriminano alcune tecnologie in base alla marca; certo, in alcuni casi è molto importante avere software che svolgono determinate funzioni e costituiscono standard di riferimento però prima di tutto la tecnologia è uno strumento a servizio della creatività e della produzione e pertanto è sbagliato pensare che non si possa lavorare se non si ha quel particolare software o quell’hardware. Non a caso i forum di discussione tecnica dedicati alle tecnologie musicali sono pieni di post in cui gli utenti discutono animatamente (e in alcuni casi anche troppo) sul fatto che un software sia migliore di un altro.

Ci sono Istituzioni pubbliche che favoriscono, all’interno dei percorsi formativi, l’utilizzo di tecnologia non commercializzata o open source per non obbligare gli studenti ad investimenti costosi, non favorire determinate aziende rispetto ad altre, ma spesso perchè non hanno strumenti finanziari che giustifichino l’acquisto di sistemi dedicati. Molte aziende software ed hardware hanno poi incentivato delle politiche educational offrendo sconti negli acquisti dei loro prodotti e tecnologie dedicate in quanto consapevoli prima di tutto che i giovani costituiscono l’utenza del domani. Il docente quindi ha un’ampia scelta a disposizione che dovrebbe effettuare prima di tutto in base alle proprie esigenze e a quelle della struttura che lo ospita.

Un altro elemento importante riguarda il materiale didattico che il docente rilascia ai propri allievi: dispense, file di esercitazioni, librerie sonore, bibliografie, prodotti multimediali. Internet sicuramente ha cambiato il modo di creare tali materiali in quanto costituisce un contenitore e una teche meravigliosa. Ad esempio sono sempre più numerosi i docenti che utilizzano in aula YouTube, Google documents, wikipedie, blog specializzati elaborando materiali in essi contenuti o che hanno siti internet personali dove inseriscono pagine e materiali a disposizione dei propri allievi. La qualità di questi materiali costituisce sicuramente un elemento che avvalora quella dell’offerta didattica e che spesso spinge un utente a scegliere di frequentare un corso piuttosto che un altro.

Quello che conta oggi è realizzare una didattica che vada oltre la tecnologia stessa, puntare più sul divenire che sull’apparire e pertanto considerare il mezzo tecnologico come puro strumento di produzione e di creatività.

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Informazioni su silviorelandini

sound designer, docente di tecnologie musicali, direttore iitm
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