Creare un corso di Tecnologia Musicale – parte 1

L’organizzazione di un percorso formativo di tecnologie musicali richiede una serie di passaggi progettuali che prescindono dalla tipologia stessa del corso, dal target degli allievi, dalle risorse da utilizzare logisticamente, dalla società erogante. La progettazione tiene conto di tre elementi:

  1. la realizzazione dell’azione didattica,
  2. l’individuazione delle risorse logistiche,
  3. la sostenibilità economica dell’intervento formativo.

L’azione didattica è costituita da una serie di elementi: scelta della tipologia dell’intervento (che tipo di corso fare), individuazione del target (a chi è rivolto), programmazione didattica (suddivisione delle lezioni per argomenti), tecnica pedagogica da utilizzare (come spiegare le varie parti del corso).

Le risorse logistiche consentono di decidere tutti gli elementi pratici ed affini utili alla realizzazione del corso: quante aule occorrono e che caratteristiche devono avere, quali materiali utilizzare in aula (computer, software, impianto di ascolto, lavagna, proiettore, sedie, ecc.), che tipo di assistenza offro ai docenti e agli allievi (accoglienza, trasferimenti, alloggio, vitto, materiale didattico distribuito), come sviluppo la comunicazione utile al raggiungimento di un’ampia utenza costituente il target (pubblicità, siti internet di pertinenza, eventi).

La sostenibilità economica è sicuramente l’elemento più delicato ed importante in quanto cosentirà di valutare quando e se l’intervento formativo potrà essere erogato; passa nella valutazione dei costi per poi pianificare i possibili ricavi ma organizza anche il business plan e i tempi in cui devono essere effettuate le spese e quelli per raccogliere le entrate. Come si può vedere l’intera operazione è piuttosto complessa.

L’individuazione del target è un punto fondamentale e delicato: a chi è rivolta l’azione didattica? A parte i casi in cui l’intervento è indirizzato agli studenti di scuole ed istituzioni pubbliche, quando il corso è effettuato presso un centro privato, quale ad esempio una scuola di musica, occorre capire chi è il destinatario e quali requisiti deve avere per poter partecipare. E’ evidente che qualunque requisito va a limitare il bacino di utenza ma ciò dipende dal tipo di difficoltà e di qualità a cui punta l’azione formativa. Nei corsi presso centri privati (ma tutto sommato anche in quelli istituzionali) è praticamente impossibile avere l’omogeneità del target: spesso nella classe si possono avere allievi che hanno già delle buone competenze informatiche insieme ad altri che invece non hanno esperienza, oppure che sono musicalmente competenti mentre altri non hanno alcuna conoscenza di teoria musicale. La disomogeneità del target si paga in termini di fluidità dell’azione didattica e di fatica da parte del docente che dovrà cercare di utilizzare un linguaggio pedagogico in grado di stimolare l’attenzione e l’interazione di tutti gli allievi. Occorre valutare se il target è localmente distribuito oppure se può appartenere ad un territorio più vasto: questo particolare è molto importante e dipende ovviamente dalla credibilità che può vantare sia l’ente organizzatore che il personale docente coinvolto. L’utenza è disposta a sostenere spese ulteriori per spostamenti lunghi che comportano mezzi a lunga percorrenza, soggiorni e pasti, solamente se l’offerta formativa riveste un’importanza particolare o risulta particolarmente prestigiosa. L’ente che punta ad un target diffuso sul territorio nazionale (e a volte anche internazionale) deve inoltre potenziare la propria logistica stipulando convenzioni per l’accoglienza e l’ospitalità riservata agli allievi ed anche ai docenti. Il target che è alla portata dell’azione formativa influenza notevolmente l’offerta didattica. Senza fare alcuna forma di discriminazione è evidente che organizzare un corso in una grande città porta sicuramente dei vantaggi rispetto alle sedi collocate in piccoli centri a meno che l’ente proponente non sia particolarmente conosciuto o ambito (e in tal caso potrebbe anche essere collocato nel posto più remoto!).

La scelta del corso da erogare quindi dipende molto dal target che si può raggiungere. Nello scegliere il corso occorre stabilire bene qual’è l’obiettivo dell’azione formativa: quali competenze, conoscenze ed abilità voglio trasferire ai miei allievi? Questi elementi sono sufficienti per la professionalità del corso? Consentono all’allievo di poter soddisfare le sue esigenze o meglio, di poter iniziare un percorso che lo porterà a divenire un professionista? Sono domande che occorre fare se si vuole dare qualità all’erogazione didattica e alle quali bisogna sempre dare risposte precise. Non è raro il caso in cui in Italia centri di formazione vedono solamente l’aspetto commerciale dell’azione non curandosi minimamente della qualità. In un momento in cui scegliere di frequentare un corso di formazione costituisce un’azione coraggiosa, vista l’entità della crisi economica, occorre aver rispetto degli allievi ed eventualmente di chi, per loro, compie un sacrificio economico. Il nome da dare all’azione formativa determinerà spesso il successo della stessa; per esempio è meglio usare diciture quali corso di formazione in arrangiamento musicale elettronico oppure corso di produzione musicale tramite software Cubase? L’utenza associa spesso parole chiave nell’individuare a prima vista se il corso può essere adatto o meno alle proprie esigenze; la parola Cubase è sicuramente una di queste e catturata l’attenzione del probabile allievo, questi andrà poi a vedere nella parte descrittiva del corso se corrisponde alle proprie apettative, ma se l’attenzione non è stata catturata l’allievo sarà “perso” prima ancora di farlo entrare nelle stanze della comunicazione.

Scelto il target ed il nome dell’azione formativa si passa alla delicata fase della programmazione didattica che consiste nell’individuare prima i moduli didattici relativi alle lezioni teorico-pratiche, alle esercitazioni e agli eventuali laboratori e tirocini che ne costituiscono la struttura portante, e poi la loro distribuzione nelle varie lezioni. Per ognuno dei moduli occorre individuare una serie di caratteristiche descritte nella tabella seguente.

Sembrerebbe un mero esercizio noioso ma questo tipo di progettazione alla lunga si dimostra molto utile e consente di evitare sgradite sorprese. Definire nei minimi dettagli la struttura didattica mette il coordinatore nelle condizioni di controllare il regolare svolgimento garantendo un flusso lineare e scorrevole della didattica. Definiti i moduli si passa alla programmazione delle lezioni singole e pertanto del calendario didattico. Anche in questo caso può tornare utile il seguente schema.

Un parametro molto importante è relativo alla durata della lezione, ovvero, quanto devono durare le lezioni? Per rispondere correttamente alla domanda occorre tener presente una serie di fattori: se il corso è antimeridiano, pomeridiano o serale, se ha cadenza settimanale o si svolge tutti i giorni, se le lezioni prevedono anche esercitazioni pratiche o laboratori. Non ha molto senso dimensionare le lezioni con meno di due ore in quanto, utilizzando tecnologia, occorre avere il tempo di dare le conoscenze su di essa, mostrarne il funzionamento con esempi professionalizzanti, effettuare esercizi di problem solving e di verifica. Per fare tutte queste cose occorre tempo.

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Informazioni su silviorelandini

sound designer, docente di tecnologie musicali, direttore iitm
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Una risposta a Creare un corso di Tecnologia Musicale – parte 1

  1. Michele Galvagno ha detto:

    Grande!

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