Creare un corso di Tecnologia Musicale – parte 3

Siamo giunti alla parte più difficile della progettazione di un corso di informatica musicale: la valutazione della sua sostenibilità economica. E’ qui che i sogni finiscono nel cassetto o si trasformano in solide realtà. E’ chiaro che l’obiettivo di un’azione formativa non è solamente pedagogico ne tantomeno per contribuire ad elevare le menti eccelse sul carro dell’Olimpo, ma è prima di tutto economico (lavoriamo per guadagnare). E’ quindi fondamentale poter valutare attentamente il rapporto tra i costi C ed i ricavi R affinchè i primi siano sempre inferiori ai secondi e solamente in casi eccezionali (ma decisamente rischiosi) siano uguali. Possiamo avere tre situazioni:

  1. C < R l’azione formativa risulta sostenibile (ovvero attuabile) economicamente.
  2. C = R l’azione formativa ha una sostenibilità critica e presenta un forte indice di instabilità.
  3. C > R l’azione formativa non è sostenibile e quindi non attuabile (fine dei giochi, i sogni finiscono nel cassetto).

La sostenibilità è critica in quanto i costi possono oscillare (è molto difficile prevedere l’esatto importo) e come anche i ricavi (il ritiro da parte di un allievo comporta una diminuzione del ricavo e quindi la sostenibilità da critica diventa immediatamente non attuabile). Bisogna ben valutare il rischio di intraprendere un’azione formativa con sostenibilità critica ed evitare a tutti i costi l’interruzione dell’erogazione didattica che costituisce un pessimo ritorno di immagine ed una perdita di credibilità per l’ente organizzatore. Non è raro trovare centri formativi che, avendo un’ampia offerta didattica, decidono di avviare comunque azioni formative in sostenibilità critica per guadagnare credibilità o spazio in nuovi settori puntando sulla copertura delle eventuali perdite effettuata grazie alle sostenibilità piene delle altre azioni formative.

Nella valutazione dei costi occorre tenere conto di un lungo elenco di centri di costo che costituiscono una categoria predefinita (spese di docenza, affitto locali, coordinamento didattico, ecc. ecc.). Alla fine, C non è altro che la somma di questi centri (Ci) il cui numero dipende dalla tipologia del corso, dalle risorse logistiche ed umane, dalla comunicazione, dalla dissiminazione del target sul territorio:

C = C1+C2+C3+…+Ci

A volte il centro di costo potrebbe essere espresso in percentuale a seconda che esista una quota di ammortamento o che sia diviso su più azioni didattiche. In tal caso occorre aggiungere un coefficiente correttivo che normalmente è posizionato davanti al centro di costo ed ha valore compreso tra 0 (il centro di costo non è presente) e 1 (il centro di costo è interamente imputabile all’azione formativa specifica):

C = a1C1+a2C2+a3C3+…+aiCi

Non dimenticate di considerare il vostro lavoro, sia che lo dedichiate alla progettazione, al coordinamento, che all’insegnamento, come un centro di costo perchè altrimenti rischierete di guadagnare molto meno rispetto all’impegno effettuato o addirittura nulla (è come quando si prepara un buon dolce, lo si divide in fette da mangiare con gli amici e poi si rimane senza porzione perchè le fette erano troppo poche rispetto al numero degli invitati o si spera di mangiare quello che eventualmente avanza).

E’ anche vero che in molte situazioni non è sempre possibile redigere un elenco preciso di centri di costo e, pur di rendere sostenibile l’azione formativa, si tende a rinunciare a determinate spese (il più delle volte si tagliano o si riducono i costi delle risorse umane: progettazione, coordinamento, tutoraggio, ecc.).

La tabella seguente riporta un elenco di possibili centri di costo per la realizzazione di un corso di informatica musicale.

tabiliti i costi si passa alla valutazione dei possibili ricavi necessari per la sostenibilità dell’azione formativa. i ricavi R sono tipicamente di due tipologie: le sponsorizzazioni S (tecniche o monetarie) e le quote Q corrispondenti al pagamento delle rette da parte degli allievi:

R = S + Q

Per quanto riguarda le sponsorizzazioni, molto difficili da ottenere, quelle tecniche consentono di ridurre il numero dei centri di costo relativi al noleggio o acquisto di attrezzature, all’affitto dei locali, al sostenimento di spese di accoglienza (vitto e alloggio). Per ottenerle occorre dimostrare che potrebbe esserci un ritorno economico da parte dello sponzorizzante magari effettuando delle convenzioni per l’acquisto di tecnologie specifiche da parte degli allievi (è questo il caso dei negozi o distributori di tecnologia musicale), oppure che l’azione formativa è di particolare interesse per la comunità locale (se si vuole chiedere il patrocinio e l’utilizzo gratuito di spazi istituzionali). Le sponsorizzazioni monetarie possono essere ottenute quasi esclusivamente quando l’azione formativa rientra nei bandi formativi finanziati dalle Regioni, Provincie, Comuni, Federazioni. Per accedere ai bandi però l’ente formatore deve essere accreditato presso l’ente erogante e il più delle volte deve possedere una o più certificazioni di qualità (che sono notevolmente costose e con un iter burocratico lungo). Comunque l’accreditamento non assicura la certezza di ottenere i finanziamenti richiesti per le azioni formative portate a bando. Esistono poi Federazioni e Fondazioni che a volte sostengono economicamente particolari azioni formative che rientrano negli obiettivi delle attività sociali di tali enti ma anche in questo caso ottenere il finanziamento è difficile e il più delle volte implica conoscenze dirette con le varie dirigenze.

Come avrete capito o intuito, il più delle volte occorre stabilire delle quote di iscrizione per poter soddisfare l’esigenza di copertura delle spese e di guadagno. Stabilire il valore delle quote è molto complicato perchè occorre tenere conto del mercato e quindi della concorrenza. Se l’offerta è superiore alla richiesta si cercherà una competitività che punta al ribasso rispetto ai listini proposti dagli enti concorrenti. In quest’ottica gioca un ruolo fondamentale la credibilità dell’ente formatore in quanto a parità di offerta sul territorio l’utente tendenzialmente valuterà la scelta non solo sull’offerta più economica ma soprattutto sulla potenzialità della stessa (qualità dei docenti e della logistica). Ricordate sempre che spesso la credibilità non viene raggiunta grazie alla qualità delle azioni effettuate ma spesso a determinarla è la risonanza del nome dell’ente e della sua sede per cui proprio la qualità è l’arma vincente sul campo di battaglia su cui puntare se si possiede un ente piccolo. Se il vostro concorrente ha una grande credibilità sul territorio, l’unica possibilità è offrire corsi differenziati rispetto a quelli concorrenti, possibilmente con una quota di partecipazione inferiore, e, se non è possibile avere una logistica pari, almeno cercare dei docenti molto preparati. L’analisi del mercato, fondamentale, fornirà sicuramente un intervallo di valori relativamente alla quota di iscrizione e di partecipazione, che normalmente viene espresso in ricavo orario per ciascun allievo. Ci sarà un limite inferiore (determinato dall’offerta più economica) ed uno superiore (che coincide oltre che con l’offerta più cara anche con quella dell’azienda con maggiore credibilità sul territorio). Andare sotto il limite inferiore, oltre che aumentare il fattore di criticità, è sconveniente in quanto l’utente potrebbe credere in prima valutazione che, poichè la vostra offerta è poco costosa, la qualità dell’azione didattica sia bassa. Ovviamente il limite superiore non dovrebbe essere superato perchè altrimenti sarete fuori mercato. la giusta posizione è quindi nel mezzo e sarà la tipologia del vostro target a stabilire se dovrete essere più vicini al limite inferiore piuttosto che a quello superiore. Attualmente il mercato italiano ha i seguenti parametri:

  1. azioni formative rivolte ad una classe di allievi: 8 euro – 45 euro (ricavo orario per allievo)
  2. azioni formative rivolte all’utenza singola: 25 euro – 110 euro (ricavo orario)

Per l’individuazione della quota un altro fattore fondamentale è il numero di allievi che potranno assistere alle lezioni. Se il corso è riservato a pochi allievi (per esigenze logistiche) la quota potrà essere più alta rispetto ad un corso che prevede una cospicua partecipazione in quanto saranno maggiori le opportunità che ogni allievo avrà a disposizione per dimostrare le conoscenze, competenze ed abilità acquisite. Tendenzialmente la formula per il calcolo delle quote sarà la seguente:

Q = (C – S)/N   con N=numero allievi, S=sponsorizzazioni, C=costi

Questa formula è errata per il semplice motivo che i costi saranno spalmati su tutti gli allievi che parteciperanno al corso e pertanto l’azione formativa non avrà mai una sostenibilità piena, ne avrà una critica quando si iscriverà il numero massimo di allievi previsto (N) e sarà non sostenibile in tutti gli altri casi.

Il calcolo più corretto da fare è quello di prevedere un numero minimo di allievi utile alla sostenibilità in modo tale che la quota di ogni allievo ulteriore che si iscriverà costituirà il guadagno G dell’azione formativa. La formula pertanto va riscritta come segue:

Q = (C – S)/n    con n=numero minimo di allievi

Il guadagno G sarà pari a

G = Q(Ne)      con Ne pari al numero di allievi inclusi nell’intervallo (n+1, N)

Il guadagno minimo si avrà quando si iscriverà un allievo in più rispetto al minimo calcolato (Ne = 1) mentre quello massimo si avrà quando si iscriverà il numero massimo consentito di allievi (Ne = N – n)

Gmax = Q(N – n)

Gmin = Q

A questo punto abbiamo concluso questo piccolo viaggio. Ora ci attenderanno compiti ben più ardui.

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Informazioni su silviorelandini

sound designer, docente di tecnologie musicali, direttore iitm
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