pensando ad un programma didattico di tecnologie musicali

Ogni insegnante deve essere abile a costruire un programma didattico dove teoria e pratica si fondono al fine di trasferire agli allievi le conoscenze opportune per sviluppare abilità e competenze. L’informatica musicale è una materia incredibilmente vasta e che mostra diverse affinità con altre discipline. E’ impensabile poter raggiungere un obiettivo che richiede molti argomenti da sviluppare con poche ore a disposizione. Personalmente ritengo che le indicazioni per la creazione del programma didattico che vengono date ai docenti delle classi di tecnologia musicale dei neonati licei musicali siano piuttosto discutibili in quanto oltre che a rimanere piuttosto vaghe obbligano il docente a muoversi in ambiti molto ampi avendo a disposizione un numero di ore esiguo rispetto all’obiettivo da conseguire. La realizzazione di un programma didattico di tecnologie musicali è piuttosto complicato in quanto:

  1. non esiste una omogeneità nella definizione degli argomenti da affrontare,
  2. nella formazione degli insegnanti c’è una forte differenza di preparazione sia musicale che tecnologica (ricordo che si può insegnare tecnologia musicale arrivando da percorsi formativi molto differenti tra loro),
  3. nella scelta delle tecnologie musicali da adottare influiscono le risorse finanziarie e logistiche della scuola ma anche la stessa abilità dei docenti nel saperle utilizzare. Ciò significa che l’esperienza informatica del docente diventa elemento cardine,
  4. l’informatica musicale quasi sempre è inquadrata in un ambito “ludico” con sistemi di verifica poco formali,
  5. esiste infine un timore “genetico” nel docente che deve approcciare verso un utilizzo di una nuova tecnologia.

Se il punto di partenza fosse il principio che afferma che ogni tecnologia è solamente uno strumento che consente all’essere umano di poter aumentare le possibilità di esprimere la creatività, l’abilità, l’intelligenza, la libertà, la questione sarebbe più semplice in quanto si concentrerebbe l’aspetto didattico più sul significato e l’importanza di applicare determinate tecniche e tecnologie su un processo di produzione piuttosto che sulla necessità di avere specifiche tecnologie. Questo è un aspetto sul quale occorre lavorare molto insieme agli allievi (soprattutto con quelli che in qualche modo hanno già affinità con le tecnologie musicali) in quanto mostrano una forte predisposizione a “divinizzare” la tecnologia che, al pari di un certo modello di cellulare, di lettore mp3, di computer, diventa praticamente uno status da perseguire.

Nella definizione del programma didattico occorre tenere conto che esiste un aspetto tecnico ed uno creativo che sono indissolubili e ugualmente importanti: ad esempio, nel processo che porterà alla realizzazione di un montaggio audio su un filmato sarà fondamentale stimolare da un lato il processo creativo che porterà alla scelta di determinati timbri e all’organizzazione delle informazioni musicali e sonore, ma anche guidare ed organizzare la fase di editing e di costruzione del prodotto. In questo lavoro di gruppo gli allievi mostreranno determinate affinità o predisposizioni nei confronti di parti del processo di produzione che andranno valorizzate con il tempo.

In linea di massima il programma didattico potrebbe seguire la linea di una produzione ovvero:

  1. definire le sorgenti sonore intese sia come strumenti musicali che come elementi in grado di produrre suoni non per forza associati a sistemi di temperamento tradizionali.
  2. capire come trasformare le informazioni sonore di una sorgente in dati editabili attraverso un elaboratore. Realizzare esempi utilizzando tecniche di ripresa microfonica.
  3. lavorare sull’organizzazione delle informazioni musicali e sonore all’interno di un processo di produzione (un brano, una colonna sonora). Creare strutture ritmiche, melodiche, armoniche. Intervenire sui file audio e MIDI. Prendere confidenza con le funzioni tipiche di un sequencer.
  4. lavorare sulla finalizzazione delle informazioni musicali intervenendo sull’equalizzazione, l’effettistica, il missaggio, il mastering

In definitiva, questa scelta didattica privilegia un linguaggio di produzione che vede nel protocollo MIDI, nel sequencing e nell’audio processing la struttura portante e la maggior parte degli argomenti trattabili.

Un elemento di debolezza che normalmente ho trovato analizzando i programmi didattici realizzati dai docenti di tecnologie musicali consiste nella penuria di sistemi di verifica sulle conoscenze ed abilità conseguite durante il corso. Le attività formative che non prevedono valutazioni degli studenti riscuotono sempre meno successo in termini di rendimento didattico e raggiungimento degli obiettivi, rispetto a quelle che lo prevedono. Probabilmente il motivo principale di questo fattore risiede non tanto nella mancanza di interesse da parte degli allievi (si potrebbe anzi dire l’esatto contrario!) ma nel considerare tali attività come ludiche o ricreative per le quali i docenti non hanno lo stesso peso autoritario di quelli tradizionali. D’altra parte non è sufficiente valutare il lavoro di una classe di tecnologia musicale dalla realizzazione di un brano musicale al computer o dalla registrazione digitale del concerto scolastico. E’ necessario a mio avviso un monitoraggio continuo costituito da una struttura di verifica che prevede la realizzazione di esercitazioni (con votazione) da un lato molto mirate per l’acquisizione delle competenze relative alla tecnologia, dall’altro estremamente flessibili per consentire agli allievi di effettuare scelte sulla base delle capacità di esprimere la propria creatività. La caratteristica di ognuna di esse è che debbono contenere materiale organizzato in modo tale da far conseguire all’allievo la capacità di riscontrare in ascolto i benefici o i problemi derivanti dall’applicazione di talune funzioni.

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Informazioni su silviorelandini

sound designer, docente di tecnologie musicali, direttore iitm
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