Dentro una lezione di tecnologia musicale sulla teoria musicale

Esiste sempre almeno una tecnologia che ben si adatta ad una particolare azione didattica. L’innovazione tecnologica ha il proprio ruolo, ovvero fornire strumenti in grado di semplificare l’insegnamento e favorire l’apprendimento. Non è importante, ed è sbagliato, evidenziare nella didattica il particolare pregio di uno strumento tecnologico specifico rispetto ad un altro perchè altrimenti si indurrebbe negli allievi l’idea che per fare un particolare lavoro occorrerebbe necessariamente avere quello strumento. E’ importante invece rendere consapevoli i propri studenti sulla capacità e padronanza di manipolazione della tecnologia per svolgere diversi compiti e lavori. Il docente si trova così con un doppio compito: da un lato effettuare spiegazioni con l’ausilio di tecnologia, dall’altro spiegare e favorire l’utilizzo della stessa per rendere gli allievi abili nella manipolazione delle informazioni. E’ per questo motivo che la formazione e il costante aggiornamento del docente è un’azione fondamentale. Una buona parte dei docenti italiani dimostra avere poca confidenza con tecnologie differenti da quelle che ha “faticosamente” appreso durante la sua carriera formativa e tutto ciò è indice che l’azione didattica di cui hanno usufruito era piuttosto limitata. Occorre superare questo ostacolo in quanto altrimenti si cadrebbe in quella che potrebbere essere definita (me lo consentano i fisici e gli ingegneri) un’entropia educazionale, ovvero un sistema che, con il passare degli anni, va degradando in quanto l’informazione viene passata di generazione in generazione senza un processo di rinnovamento.

Vediamo in questo articolo quale potrebbe essere una progettualità ed utilizzo della tecnologia come puro e semplice supporto ad una specifica spiegazione di un argomento musicale. Supponiamo che il docente debba spiegare ad una classe di un liceo musicale o di un conservatorio come sono costituite le scale musicali pitagorica.

Non poniamo qui in luce l’approccio pedagogico rispetto alla spiegazione in se di cosa sia una scala musicale, di quali relazioni esistano tra i gradi della scala e relativamente all’inquadramento storico. Sicuramente questo tipo di lezione necessita di una serie di conoscenze propedeutiche relativamente alla scienza del suono e nello specifico alla definizione di frequenza e di cent, alla relazione che esiste tra gli armonici di un timbro così come alla corrispondenza tra la frequenza e l’altezza di una nota musicale.

Effettuare la spiegazione di questa lezione implica la necessità di dare un riscontro audio alla platea degli studenti affinchè acquisiscano meglio la conoscenza e la capacità di discendere in merito ai risultati ottenuti. Sia nel caso della scala pitagorica che di quella tolemaica l’ascolto sarebbe praticamente impossibile se non si disporrebbe di una tecnologia in grado di poter cambiare le relazioni in frequenza tra i 12 semitoni che costituiscono l’ottava base. Non può essere effettuata attraverso l’uso di un pianoforte e comunque di un qualsiasi sistema che pone grandi difficoltà nel cambiare il temperamento di riferimento. Per questo motivo il più delle volte la lezione è preparata con un riferimento puramente teorico lasciando intendere all’allievo le eventuali potenzialità e difetti della scala in questione.

Sappiamo tutti che l’apporccio di costruzione di una scala pitagorica consiste nel trovare i rapporti in frequenza delle varie note effettuando salti di quinta crescenti seguiti da salti di ottava decrescenti per ricondurre i rapporti trovati all’interno di un’ottava specifica. L’immagine seguente riproduce proprio questa tipologia di tecnica utilizzata per la realizzazione di tale scala.

Questo metodo di costruzione introduce una serie di calcoli che porta ad una non circolarità delle quinte, che può essere apprezzata nell’immagine seguente. La chiusura delle quinte non avviene per un piccolo (ma significativo) intervallo di frequenza definito comma pitagorico e costituito da 24 cent.

Premesso ciò, per fornire un ascolto della scala pitagorica ed un suo confronto con quella da noi utilizzata abitualmente e che ha come riferimento il temperamento equabile, occorre poter cambiare i rapporti in frequenza che esistono tra le varie note costituenti l’ottava come mostrato nello schema seguente.

Esistono diverse tecnologia che possono aiutarci in questo senso. Ad esempio:

1) potremmo utilizzare dei campioni audio relativi ad un’ottava di uno strumento musicale (ad es. un pianoforte), quindi un audio editor per variare l’altezza di questi suoni (applicando una funzione di pitch shifting) adattandola al giusto valore della scala pitagorica, un campionatore software per ricaricare i campioni in associazione ad una nota musicale ed utilizzare una tastiera MIDI per poter suonare la scala musicale. Per effettuare il confronto con una scala con temperamento equabile si potrebbero creare due tracce MIDI di cui una assegnata al nuovo strumento realizzato e l’altra ad un synth virtuale (di cui non varieremo nulla) che abbia un timbro di pianoforte. Una cosa ancora migliore, avendo la disponibilità di un pianoforte possibilmente accordato ed un sistema di registrazione, sarebbe quella di microfonarlo campionando tutte le note costituenti un’ottava musicale. Qualora non si disponesse di un controller MIDI o di sintetizzatori virtuali si potrebbe realizzare sia una scala cromatica ascendente pitagorica che una cromatica equabile montando in sequenza su due tracce audio distinte i file audio costituenti i campioni equabili e pitagorici.

2) il docente potrebbe avere a disposizione nel sequencer in dotazione della scuola (o in quello che utilizza) un particolare plug-in che potrebbe metterlo nella condizione di effettuare una micro intonazione di una scala musicale. In questo caso la soluzione potrebbe essere raggiungibile molto rapidamente e il docente potrebbe sfruttare il rimanente tempo a disposizione per approfondimenti o discussioni in aula o per affrontare un altro argomento. Ad esempio, se il docente utilizzasse il software di sequencing Cubase potrebbe creare due tracce midi associandole a due strumenti virtuali identici che hanno anche lo stesso timbro di pianoforte ma che uno avrà un riferimento equabile (traccia 1) e l’altro pitagorico (traccia 2). La tastierina virtuale di Cubase, presente nella barra di trasporto consente poi di suonare questi due strumenti senza l’ausilio di un controller midi a tastiera musicale.

Sulla traccia midi relativa al pianoforte pitagorico è possibile aggiungere in insert (modalità esclusiva per quella traccia) un plug-in MIDI chiamato Micro Tuner. E’ noto che l’azione di un plug-in è quella di applicare una sorta di funzione (programmata dalla sviluppatore attraverso un algoritmo) alle informazioni che riceve in ingresso rilasciando in uscita il risultato del processing effettuato. Nel caso specifico di questo plug-in, che riceve in ingresso informazioni MIDI di tipo Nota, l’azione è quella di modificare le informazioni relative all’intonazione di riferimento del timbro. L’interfaccia grafica del plug-in mostra un’ottava di uno strumento a tastiera, dei numeri sulla parte superiore dei tasti (impostati di default del valore zero, ovvero in riferimento al temperamento equabile) che esprimono il valore in cent della micro intonazione, dei fader posizionati al centro dell’ottava grazie ai quali è possibile variare più agevolmente il valore dei cent di riferimento.

Questo plug-in ha anche una serie di preset già impostati tra i quali è presente quello relativo alla scala pitagorica e che possiamo quindi scegliere.

Il docente può attivare il monitoring delle due tracce MIDI separatamente (per ascoltare le due scale ben distinte) oppure in contemporanea per far apprezzare le differenze tra i vari semitoni ascoltando i vari battimenti.

Quale sarà il metodo migliore adottato: il primo o il secondo? Questa domanda non ha una risposta univoca perchè dipende da vari fattori tra i quali i seguenti risultano più importanti:

  1. un aspetto logistico vincolante: il docente potrebbe avere l’obbligo di una scelta poichè non dispone della tecnologia richiesta per l’altra;
  2. la programmazione didattica: i tempi di attuazione dell’azione didattica giocano un ruolo importante e quindi se il tempo di esposizione, di confronto e di verifica è limitato il docente per forza di cose agirà nella direzione della soluzione che si esaurisce nel più breve tempo possibile. Con le varie riforme in atto e precedenti c’è una generale tendenza a ridurre il monte ore a disposizione per una specifica disciplina pur mantenendone il programma didattico ampio e differenziato. Questa condizione penalizza soprattutto quei docenti in grado di apportare qualità nella loro didattica in quanto rende insufficiente la quantità del tempo a disposizione per un’esposizione chiara ed esauriente delle varie argomentazioni nonchè la discussione in aula con i ragazzi e i sistemi di verifica.

E’ chiaro che la prima soluzione richiede maggiore preparazione tecnica da parte del docente nonchè una buona programmazione della didattica andando a ben distribuire nella lezione le azioni che devono essere compiute insieme alla classe. E’ una soluzione faticosa da un lato ma incredibilmente gratificante dall’altro in quanto accresce lo stimolo di conoscenza e di creatività negli studenti che in tale situazione potrebbero anche essere divisi in gruppi di lavoro a cui assegnare le diverse fasi. Quest’ultima possibilità accresce anche la capacità di integrazione tra i ragazzi e quindi potrebbe essere indicata nelle situazioni in cui uno o più studenti hanno un disagio sociale o emotivo nei confronti dei loro compagni.

Come si può evincere da queste considerazioni, non è detto che la tecnologia migliore, ovvero quella che potrebbe abbreviare il lavoro di realizzazione del prodotto cercato, sia altrettanto la soluzione perfetta per un’azione didattica.

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Informazioni su silviorelandini

sound designer, docente di tecnologie musicali, direttore iitm
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