L’orchestrazione virtuale – parte 1

Tra i numerosi mestieri legati alle tecnologie musicali (sound designer, sound engineer, il performer elettronic, il produttore esecutivo, il montatore del suono, ecc. ecc.) la figura dell’orchestratore virtuale è piuttosto recente in quanto nata con l’evoluzione di un certo tipo di tecnologia (librerie sonore campionate, sequencing). L’orchestrazione virtuale è essenzialmente una tecnica di programmazione MIDI grazie alla quale si realizza un’esecuzione di un brano dove ogni singola parte strumentale viene affidata ad un’emulazione acustica fornita da una libreria di suoni (le più famose, come vedremo, offrono set completi di strumenti orchestrali ma non necessariamente od esclusivamente classici). In teoria il programmatore MIDI potrebbe anche non sapere nulla di orchestrazione o di composizione perchè potrebbe eseguire la virtualizzazione di lavori realizzati da arrangiatori, orchestratori, compositori, ma in pratica è quasi impossibile svolgere questo mestiere se non si ha una grande conoscenza organologica (gli strumenti musicali, le loro tecniche e prassi esecutive) e una più che buona dose di discipline teoriche musicali (teoria, armonia, composizione, orchestrazione).

Esistono diversi settori dove l’orchestrazione virtuale trova ampio utilizzo: l’industria cinematografica e televisiva, il settore multimediale (soprattutto il game), l’industria musicale (realizzazione di demo di librerie), la produzione musicale (aggiunta di parti strumentali virtuali in brani di musica pop, rock, jazz, world, chili, elettronico, ecc.).

In alcuni casi le parti realizzate virtualmente resteranno tali e saranno quindi trattate poi in audio per essere inserite nella tessitura del brano per ottenere una perfetta emulazione acustica, in altri saranno poi sostituite da un’esecuzione reale e pertanto svolgono un ruolo di preascolto o di linea guida.

Nella realizzazione delle colonne sonore per il cinema o la televisione, l’orchestrazione virtuale è ormai una tecnica presente in quasi tutte le produzioni. Il compositore, i suoi orchestratori ed arrangiatori, realizzano i vari M (ossia i brani musicali associati alle immagini in precise posizioni di timecode dei vari rulli in cui è suddiviso il film o la serie televisiva) producendo dei mockup di preproduzione da far ascoltare al regista o al direttore di produzione. Quando questi preascolti avranno soddisfatto la produzione o saranno stati corretti si passerà alla successiva fase della cosiddetta Session Score ovvero alla sostituzione di tutte o alcune delle parti virtuali con la registrazione di musicisti solisti o in varie formazioni.

Durante la realizzazione dei mockup si può procedere in diversi modi a seconda di come è abituato a lavorare il compositore e il suo staff e le tecnologie musicali utilizzate sono le seguenti:

  1. un sequencer MIDI ed audio;
  2. una o più librerie di suoni, virtual instruments, plug-in (equalizzatori, processori di dinamica, di modulazione, di riverberazione);
  3. un software notazionale (per la realizzazione della partitura e delle parti per la session);
  4. un controller MIDI a tastiera musicale e uno per agire agevolmente su manopole e fader virtuali
  5. un computer con più processori di calcolo, molta memoria RAM (almeno 16 GB) e con HD molto capienti (le librerie di suoni possono anche occupare spazi superiori ai 200 GB)

Si può iniziare da un software notazionale in cui può essere visualizzato anche un file video per la realizzazione delle parti musicali, esportare tutto verso un sequencer utilizzando il formato midifile o musicXML. Nel sequencer poi verranno programmate ed associate ai vari suoni occorrenti, trasformate in tracce audio e infine missate e riverberate per il preascolto di produzione.

In alternativa (caso più raro) si inizia direttamente nel sequencer il lavoro di composizione, orchestrazione e programmazione e in seguito si procede a copiare la sessione, a quantizzare le parti MIDI e ad inviarle (tramite midifile) al software notazionale per la stesura delle partiture. Questo modo di lavorare allunga i tempi di preproduzione.

La cura e la precisione della programmazione virtuale dipende da diversi fattori (tra cui il tempo a disposizione per realizzarla) ma principalmente dal fatto che debba o meno essere poi sostituita da un’esecuzione reale (in quest’ultimo caso risulta piuttosto inutile arrivare all’emulazione totale, che richiede molto tempo).

In questa serie di articoli dedicati all’orchestrazione virtuale cercherò di dare una visione d’insieme di come avviene la realizzazione della programmazione, vedremo le librerie più utilizzate (ma anche quelle meno conosciute ed accattivanti). Utilizzerò come sequencer Cubase (che a mio parere attualmente è il migliore per questo genere di lavori) e come software notazionale Sibelius semplicemente perchè una qualche tecnologia di supporto bisognerà utilizzarla.

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Informazioni su silviorelandini

sound designer, docente di tecnologie musicali, direttore iitm
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