Appunti di teoria ed armonia musicale – parte 1

Molti dimenticano che la tecnologia musicale offre strumenti per manipolare le informazioni musicali costituenti uno dei linguaggi più complessi che l’uomo è riuscito a formulare. Come ogni linguaggio anche quello musicale si basa sulla correlazione tra semantica (significato) e sintassi (regole). Approfitto della richiesta di alcuni lettori del blog per iniziare da oggi la scrittura di alcuni articoli dedicati ad argomenti musicali di carattere teorico. Sicuramente esistono trattati più esaurienti in materia, ben conosciuti a chi studia musica e pertanto consiglio a chi volesse approfondire lo studio di dare un’occhiata all’elenco di libri che collocherò a conclusione di questo iter. Buona lettura e ben vengano suggerimenti e critiche.

La Musica è un’arte che deriva dalla successione ritmica dei suoni, della melodia e della loro combinazione simultanea. Sia che questi suoni giungano al nostro orecchio successivamente o simultaneamente, vengono a trovarsi tra loro in determinati rapporti. Gli elementi costitutivi della musica pertanto sono la melodia, il ritmo, l’armonia.

Per melodia si intende la successione di più suoni di differente altezza e durata.

Il ritmo è determinato dal rapporto di tempo intercorrente tra i vari suoni percepiti successivamente dal nostro orecchio.

L’Armonia è la scienza e l’arte che studia la genesi e la concatenazione degli accordi.

La melodia e l’armonia hanno un’origine comune, le stesse tendenze e la stessa importanza. Unendo simultaneamente i suoni di cui è formata una melodia si possono formare successioni armoniche e dalla disposizione successiva e simmetrica dei suoni che compongono gli accordi si può ricavare una melodia.

L’armonia viene ripartita in 3 generi: diatonica, cromatica, enarmonica.

L’armonia diatonica si basa sui modi maggiore e minore e studia gli accordi consonanti e tutti quelli dissonanti di 3, 4, 5, 6, 7 suoni.

L’armonia cromatica si occupa delle alterazioni di uno o più suoni negli accordi diatonici.

L’armonia enarmonica si occupa del vario aspetto sotto il quale può essere considerato uno stesso suono o uno stesso accordo. In altri termini è la sostituzione di un accordo mediante un altro omofono ma non omologo, cioè avente gli stessi suoni ma non lo stesso nome. Tale sostituzione cambiando l’essenza dell’accordo produce risoluzioni impreviste che portano in tonalità lontane da quella di partenza.

L’elemento base dell’armonia è l’intervallo che rappresenta la distanza tra due suoni. Nel nostro sistema temperato l’ottava giusta è divisa in 12 parti uguali chiamati semitoni che possono essere di due specie:

  • semitono cromatico, quello che passa tra due suoni aventi lo stesso nome

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  • semitono diatonico, quello che passa tra due suoni aventi nome differente

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L’unione di due semitoni di diversa specie (uno cromatico e l’altro diatonico o viceversa) forma il tono.

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Gli intervalli possono essere di due specie:

  1. intervallo melodico: i due suoni vengono emessi in successione
  2. intervallo armonico: i due suoni vengono emessi contemporaneamente

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L’intervallo è costituito da suoni tratti dalla scala.

La scala è una successione di suoni procedenti per grado congiunto i quali si trovano in determinati rapporti di distanza con un suono base che serve come punto di partenza e che viene denominato tonica. I suoni costituenti la scala vengono chiamati gradi della scala. La scala può essere di due specie:

  • scala diatonica: si ha quando la scala procede per toni e semitoni che si alternano secondo un ordine prestabilito. La scala diatonica può essere maggiore o minore.

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  • Scala cromatica: si ha quando la scala procede per soli semitoni, sia diatonici che cromatici e può svolgersi sia in senso ascendente che discendente.

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La scala cromatica può salire o scendere sia per diesis che per bemolli indifferentemente.

I sette suoni della scala diatonica sono chiamati gradi della scala e generalmente vengono indicati con i numeri romani. Essi sono: tonica, sopratonica, mediante (o nota caratteristica), sottodominante, dominante, sopradominante, sensibile.

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Si parla di sensibile quando la distanza tra il settimo grado e la tonica è pari ad un semitono. Quando tale distanza è un tono il VII grado viene chiamato VII grado minore.

A seconda del differente criterio con il quale vengono considerati, gli intervalli possono distinguersi in diatonici, cromatici, consonanti, dissonanti, enarmonici.

Gli intervalli diatonici sono quelli formati da due suoni appartenenti a una scala diatonica la cui tonica è rappresentata dal più basso dei due suoni che formano l’intervallo.

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Gli intervalli cromatici sono quelli formati da due suoni di cui quello inferiore viene considerato come tonica di una scala diatonica e quello superiore, non rientrando fra i suoni di quella scala perchè alterato, viene considerato come se facesse parte di una scala cromatica.

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Il nome di un intervallo è diviso in due parti: terza maggiore. La prima parte si trova contando il numero di note costituenti l’intervallo (do-mi è una terza per via delle note do-re-mi) mentre la seconda parte è determinata mediante un confronto con la scala maggiore formata a partire dalla nota più grave costituente l’intervallo.

A seconda della distanza calcolata soltanto in gradi, l’intervallo viene denominato di seconda, terza, quarta, quinta, sesta, settima, ottava.

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Se l’ampiezza di un intervallo non supera l’ottava l’intervallo viene definito semplice mentre in caso contrario composto.

Gli intervalli consonanti sono quelli che danno l’idea di riposo producendo un’impressione di suoni che stanno bene insieme e che riescono gradevoli all’orecchio. Gli intervalli consonanti sono:

  • unisono
  • terza maggiore
  • terza minore
  • quarta giusta
  • quinta giusta
  • sesta maggiore
  • sesta minore
  • ottava

Gli intervalli dissonanti sono quelli che danno l’idea di movimento. Sono tutti quelli non compresi tra i consonanti:

  • seconda
  • settima (di qualsiasi specie)
  • intervalli aumentati
  • intervalli diminuiti

La cosidetta risoluzione di un intervallo dissonante consiste nel passare da un intervallo dissonante ad un altro intervallo consonante.

Gli Intervalli enarmonici sono quelli che pur differendo tra loro per il diverso nome con il quale vengono chiamati i suoni che li compongono costituiscono in realtà gli stessi suoni.

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Il rivolto di un intervallo consiste nell’invertire l’ordine dei suoni che lo compongono. Indicando gli intervalli compresi nell’ottava con una serie di numeri (da 1 a 8) e il rispettivo rivolto con un’altra serie di numeri inversa (da 8 a 1), sovrapponendo le due serie avremo che la somma dell’intervallo e del rispettivo rivolto darà sempre il numero 9.

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Nell’intervallo rivoltato oltre che cambiare il numero dei gradi intermedi cambia anche il numero dei toni e dei semitoni e quindi anche il nome.

Gli intervalli maggiori rivoltati diventano minori e viceversa.

Gli intervalli eccedenti rivoltati diventano diminuiti e viceversa.

Gli intervalli giusti rivoltati rimangono tali.

Per effetto del sistema temperato avviene spesso che suonando al pianoforte due intervalli diversi sulla carta essi risultano uguali: per esempio la seconda eccedente e la terza minore. In questi casi si dice che un intervallo è l’equivalente armonico dell’altro. Anche le singole note possono essere equivalenti enarmonici (Fa# e Solb) come anche le tonalità (RebM e Do#M).

l’accordo è la combinazione di due o più intervalli armonici. Ognuno dei suoni di cui è formato prende il nome di parte. Il nome più basso prende il nome di nota fondamentale o basso fondamentale. Nel caso dei rivolti, quando la nota fondamentale si trova in una delle parti superiori piuttosto che in quella più grave, la nota che è nel basso è chiamata nota del basso. Se l’accordo è allo stato fondamentale la nota del basso e la fondamentale dell’accordo sono costituite dalla stessa nota.

Gli accordi si distinguono in varie categorie a seconda del criterio con il quale vengono considerati ovvero relativamente al numero di suoni che li compongono oppure alla specie degli intervalli di cui sono formati.

A seconda del numero di suoni di cui sono composti si possono avere accordi di 3, 4, 5, 6, 7 suoni.

Nell’armonia tonale e modale l’accordo è generato dalla sovrapposizione di terze successive su una nota base; le terze possono essere al massimo sei.

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A seconda della specie degli intervalli di cui sono composti gli accordi si distinguono in diatonici, cromatici, consonanti, dissonanti.

Gli accordi diatonici sono quelli formati di tutti intervalli diatonici.

Gli accordi cromatici sono quelli formati di uno o più intervalli cromatici.

Gli accordi consonanti sono quelli formati di tutti gli intervalli consonanti.

Gli accordi dissonanti sono quelli formati di uno o più intervalli dissonanti.

parte 2

Informazioni su silviorelandini

sound designer, docente di tecnologie musicali, direttore iitm
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18 risposte a Appunti di teoria ed armonia musicale – parte 1

  1. Michele Galvagno ha detto:

    Fantastico Silvio, grazie mille!
    Tra l’altro, ma quanto è bello il font Plantin?

  2. Donato Giovinazzo ha detto:

    Preziosissimo!…. davvero ben fatto!

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