e se il sequencer fosse un potente sintetizzatore?

Oggi con la tecnologia attuale abbiamo infinite possibilità per creare suoni utilizzando sintetizzatori, campionatori, drum machine (virtuali ed hardware) ma anche lo stesso sequencer, utilizzato più per la finalizzazione di una produzione musicale, può rivelarsi un potente sintetizzatore.

Sappiamo che un sintetizzatore altro non è che una catena più o meno lunga e complessa di moduli (oscillatori, filtri, inviluppi, mixer, ecc.) collegati tra loro secondo uno schema di routing che i costruttori possono rendere rigido (ovvero non modificabile) o configurabile (nel caso dei sintetizzatori modulari) dall’utente che in taluni casi può scegliere di ampliare il proprio set di moduli comprandone altri anche di marche differenti a seconda delle proprie esigenze.

In tal modo un sound designer ha a disposizione infinite possibilità di combinare suoni tra loro partendo dalla generazione sonora tramite gli oscillatori e proseguendo con le modulazioni, i filtraggi e le somme attraverso i mixer.

Un sequencer può essere utilizzato anche semplicemente come un mega sintetizzatore con un numero di oscillatori, filtri, equalizzatori, inviluppi e sommatori praticamente infinito che però ha anche una risorsa in più, ovvero una timeline che può essere sfruttata per creare sequenze, loop complessi.

Personalmente utilizzo molto il sequencer come se fosse un sintetizzatore. Parto dal campionamento (registrazione) di suoni e sequenze musicali che posso processare ed editare (sfruttando le innumerevoli funzioni di editing e di processing sia offline che in real time presenti nel sequencer stesso) ed infine finalizzare attraverso un bounce per costituire il materiale di partenza su cui effettuare modulazioni, filtraggi e sommatorie. Il file finalizzato viene posizionato su una traccia audio che costituirà l’equivalente dell’oscillatore del sintetizzatore ovvero di quel modulo il cui compito è quello di fornire un segnale sonoro in uscita. Sul segnale presente sulla traccia audio, attraverso plugin in insert posso agire con modulazioni (chorus, ring modulator, flanger, phaser, lfo, inviluppi, ecc), con processi di trasformazione del contenuto di frequenza (equalizzatori, pitch shifter, armonizer, ecc.) e con tanti altri effetti. Posso creare file audio da posizionare su tracce diverse la cui uscita posso inviare ad una traccia gruppo in modo da trattare la loro somma con altri effetti in maniera esclusiva o condivisa. In pratica ogni traccia audio (o anche MIDI) può essere utilizzata come un oscillatore.

Spesso nelle sonorizzazioni di film di animazione mi diverto a creare suoni d’ambiente complesso pensando al sequencer appunto come un grande sintetizzatore. Nell’immagine seguente è mostrato un esempio relativamente ad un breve filmato di animazione che ho scaricato dalla rete.

Schermata 03-2456368 alle 17.40.49

Per una scena ambientata all’interno di una cattedrale misteriosa presente su un pianeta remoto sono partito da un file vocale, realizzato qualche anno fa per un caro amico compositore (Maurizio Squillante) che ha consentito al suo utilizzo, contenente un duetto tra un soprano ed un contralto. Ho realizato due tracce fx in modo da collocare due riverberi (uno lunghissimo, 15 sec, ed uno più corto, 4,5 sec, ma con un riverbero in reverse in modo da creare una specie di canone con determinate parti della sequenza musicale registrata dalle due cantanti. Attraverso due mandate impostate prefader (in modo da non influenzare il livello di mandata dall’eventuale controllo di livello sull’onda diretta) il segnale audio è stato trattato dai due riverberi e pertanto nel master di uscita sono confluiti tre segnali: quello dell’onda diretta e quello delle due riverberazioni. Per sintetizzare ulteriormente questo segnale vocale ho collocato negli ultimi due insert (che in Cubase sono postfader) del canale audio un ring modulator ed un morphoder in modo tale da influenzare il segnale diretto ma da non creare alcuna influenza sul segnale riverberato. Questo trattamento così mi ha consentito di far mantenere nell’ascoltatore la percezione che il materiale sonoro finale fosse chiaramente compreso come un’operazione di sintesi su un segnale vocale. In ultimo, su tracce indipendenti ho preso parti della forma d’onda del duetto e le ho ripetute incrociando le ripetizioni con dei crossfade per realizzare un unico file di tipo drone. Su questi file ho operato con dei processing offline di pitch shifting per realizzare degli inviluppi di frequenza che partendo dalla tonalità di partenza vanno a scendere di 2 toni gradualmente. Complessivamente il sonoro realizzato ha utilizzato solamente parti sonore di un unico file che è stato processato e finalizzato per andare a costituire un sistema di sintesi additiva costituito da 6 oscillatori (tracce audio).

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Informazioni su silviorelandini

sound designer, docente di tecnologie musicali, direttore iitm
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