Il “copista” e il “music librarian”, mestieri affini nella produzione musicale

Approfittando di un lavoro conclusosi ieri sera in studio vorrei dedicare l’articolo a due figure molto importanti nella produzione musicale sia applicata ad una performance e alla discografia che all’industria broadcast.

La maggior parte delle produzioni musicali e tutte quelle in cui è coinvolta una formazione cameristica o sinfonica, richiede la realizzazione di partiture di vario tipo: per l’esecuzione dal vivo, per la tutela dei diritti, per le edizioni varie. Queste tipologie di partiture hanno standard differenti e pertanto richiedono formati specifici. Ad esempio una partitura da depositare presso le società che ne devono tutelare i diritti ha spesso carenza o quasi dell’agogica rispetto alle altre. La partitura di esecuzione (direttore, parti singole) deve tener conto di appunti che i vari esecutori possono scrivere su di essa mentre quelle di edizioni potrebbero avere delle riduzioni per uno o due strumenti.

Il lavoro di passaggio dall’idea compositiva (realizzata o su un software di notazione o di sequencing o a matita su un foglio pentagrammato) alla performance e all’edizione è realizzato dal copista, una figura professionale il cui compito è realizzare “spartiti”. Prima dell’utilizzo dei computer era un lavoro minutissimo di calligrafia ed ordine eseguito con dei pennini speciali con pochissimi errori da dover fare (per non riscrivere la pagina). Oggi il computer consente un lavoro di editing insostituibile.

Le competenze di un copista sono davvero molteplici: conoscenza della musica in ogni sua espressione e forma (discipline della teoria musicale, grafia, lessico, stili e generi, storia ed evoluzione, semiografia, organologia e prassi esecutive), conoscenze tipografiche (tecniche, stili, formati di stampa e di impaginazione, grafica) e ovviamente buona prassi tecnologica (utilizzo di software di notazione, di sequencing, utilizzo e configurazione di controller per l’immissione dei dati, programmazione di librerie di emulazione per l’ascolto). La velocità di realizzazione, l’ordine, la leggibilità, la funzionalità e l’estetica del proprio lavoro sono qualità imprescindibili.

Capita abbastanza spesso (come a me ieri sera) di trovare diversi errori nella stesura delle parti: a volte sono più leggeri come quelli legati alla prassi esecutiva (ad esempio dinamiche che strumenti musicali non possono eseguire in quel particolare registro), altre volte più gravi come salti proibiti o addirittura note fuori estensione (fortunatamente rari). In questi casi occorre saper trovare il modo discreto per interagire e comunicare con chi ha scritto quelle parti per non metterlo in difficoltà o in imbarazzo soprattutto se il lavoro viene svolto in presenza di altre persone. Questi errori rallentano molto la produzione e suscitano sempre l’ilarità o il malumore di chi in sala ripresa deve poi registrarle.

Si lavora accanto al sound engineer, al produttore, al compositore, ai music editor e ai consulenti perchè qualunque modifica in tempo reale deve essere essere immediatamente riportata nella partitura e nel più breve tempo possibile bisogna aggiornare le parti presenti sui vari leggii in sala. Ad aiutare il copista interviene spesso un’altra figura professionale: il music librarian che ha un ruolo di interfaccia con i musicisti in sala. Il suo compito è quello di preparare le cartelline con le partiture su ogni leggio avendo cura di mettere gli spartiti nell’ordine esatto di esecuzione (per la session score o per l’esecuzione pubblica) e pertanto raccoglie le vare modifiche effettuate in tempo reale e le duplica portandole in sala. Se vi capiterà mai di assistere ad una registrazione in sala di una colonna sonora e di vedere un tizio che agitandosi corre tra i vari leggii a sostituire o organizzare gli spartiti non potete sbagliarvi: è lui!!!

Nella scelta della tecnologia di utilizzo il copista deve tener conto di numerose esigenze che vanno dalla semplicità e rapidità di inserimento simboli e notazioni alla professionalità nell’applicare impaginazioni ed house style personalizzabili e rapidamente applicabili a layout di produzione. I software in commercio sono numerosi ma nell’ambito professionale sia Sibelius che Finale sono quelli più utilizzati in quanto offrono funzioni di impaginazione e di personalizzazione degli house style difficilmente riscontrabili in altri applicativi.

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Informazioni su silviorelandini

sound designer, docente di tecnologie musicali, direttore iitm
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Una risposta a Il “copista” e il “music librarian”, mestieri affini nella produzione musicale

  1. Michele Galvagno ha detto:

    Grazie per questo articolo, Silvio – come per tutti gli altri, sempre graditi.
    Da quanto scrivi sembra che ogni produzione discografica abbia bisogno di un copista, cosa che mi riempie di gioia e di speranza.
    Supponendo che io non viva in un grande centro di produzione come Roma o Milano, dove vado io ad offrire il mio lavoro di copista? A chi scrivo, chi chiamo?
    Studi di registrazione (esempi?), case discografiche (la maggior parte non ha un form per essere contattati in merito)?
    Ancora una volta chiedo chiarezza sul mondo del lavoro perché da nessuna parte come nel settore musicale sento la mancanza del collegamento tra formazione e lavoro.

    Grazie

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