Tecnologie Musicali, un breve viaggio…

Ciao, con questo primo articolo inauguro il blog parlando di tecnologie musicali. Sebbene oggi siamo abituati ormai a pensare, a scrivere e a leggere utilizzando il più delle volte un computer non dobbiamo dare per scontato che la parola tecnologia presupponga sempre l’utilizzo o l’esistenza di un elaboratore elettronico/numerico. Sappiamo che i computer hanno iniziato ad elaborare informazioni musicali negli anni ’50 del secolo scorso (il primo computer musicale al mondo fu costruito in Australia dal programmatore Geoff Hill su un computer CSIRAC, progettato e costruito nel 1949 da Trevor Pearcey e Maston Beard) iniziando di fatto la computer music (ramo della musica elettroacustica che utilizza la programmazione su elaboratore numerico per la produzione di suoni più o meno organizzati ed evoluti nel tempo). Tutto o gran parte dell’evoluzione del pensiero musicale è passato attraverso processi di innovazione tecnologica che nei secoli hann riguardato principalmente i settori dell’organologia (la scienza che studia gli strumenti musicali) e dell’acustica (ramo della fisica che indaga sul suono, le sue caratteristiche e la sua diffusione nell’ambiente circostante). Si pensi ad esempio nell’antichità all’evoluzione architettonica dei teatri; a quale grande rivoluzione si ebbe nel passaggio dal clavicembalo al fortepiano di Bartolomei Cristofari, tanto per citare alcuni esempi. La ricerca di nuovi linguaggi musicali, iniziata alla fine del XIX secolo, e le nuove scoperte scientifiche e tecniche in ambito di meccanica, elettricità e magnetismo, hanno spinto per tutto il XX secolo numerosi musicisti, compositori, scienziati e ricercatori a cercare nuovi strumenti musicali in grado di produrre suoni per i nascenti linguaggi. Potremmo fare un elenco pressocchè enorme di innovazioni tecnologiche relativamente a quel periodo ma basterà ricordare il theremin, l’ondes martenot e infine il sintetizzatore. Negli anni’80 il protocollo MIDI ha rivoluzionato la vita della grande maggioranza dei musicisti consentendo loro di elaborare e ripetere all’infinito sequenze sonore organizzate e strutturate su una timeline. Il computer ATARI (serie ST) è stato il primo vero elaboratore numerico di larga diffusione ad essere utilizzato dai musicisti tra il 1985 e il 1993 avendo l’interfaccia MIDI incorporata e offrendo un’ampia scelta di software musicale dedicati al trattamento dei messaggi MIDI (sequencer, synthworks, software notazionali, MIDI utilities). Solamente a partire dagli inizi anni ’90 però è stato possibile parlare di hard disk recording e quindi di poter editare e processare anche le informazioni audio numeriche. Questa procedura ha avviato il fenomeno dell’home recording ovvero la possibilità di lavorare la pre-produzione musicale direttamente a casa propria su un piccolo o medio studio informatico ricavato spesso in piccole stanze o nelle sale hobby. Questa pratica diffusa ha trovato ampio consenso grazie anche alla tecnologia VST che Steinberg (nota società tedesca che sviluppa software ed hardware dedicati alla musica) in primis ha sviluppato e che ha consentito di virtualizzare processori di effetti (plug-in) e strumenti musicali elettronici (virtual instrument) in un unico contesto software (il sequencer Cubase). Lo sviluppo delle codifiche compresse dei file audio (mp3 su tutte) ha consentito una diffusione della musica tramite rete internet ed una rivoluzione rapida nel settore della discografia senza precedenti. In questi ultimi anni si è avuto un vero e proprio boom di tecnologie che hanno portato la creazione di migliaia di applicazioni sia commerciali che gratuite (freeware o open source) in grado di soddisfare ogni esigenza in ambito di sound designing, sound engineering, musica elettronica, composizione applicata. La direzione attuale è volta nella ricerca di interfacce utenti hardware e software in grado di semplificare la performance e il lavoro in studio dell’artista-musicista-appassionato. Sicuramente la tecnologia ipad della apple ha aperto nuove e grandi possibilità nell’interazione grazie alla versatilità e semplicità di programmazione e di utilizzo. Quasi tutte le società operanti sul mercato stanno puntando ad interagire sempre più frequentemente con il mondo consumer (non trascurando però il settore prosumer) puntando alla semplificazione ed automazione di numerosi processi e funzioni che in passato erano di accesso solamente ai professionisti più preparati. Si può dire che siamo in piena epoca dei preset dove basta utilizzare (pagando…) il lavoro pensato da qualcun altro per essere tutti in grado di produrre tutto. Ma le cose stanno veramente così? Lo scopriremo insieme navigando tra i vari articoli che man mano verranno scritti nel blog.

Silvio Relandini

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Informazioni su silviorelandini

sound designer, docente di tecnologie musicali, direttore iitm
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3 risposte a Tecnologie Musicali, un breve viaggio…

  1. Federico ha detto:

    Preset significa molte cose.
    In realtà si può partire da un preset per costruire qualcosa di radicalmente diverso ma intimamente correlato al suono di origine.
    Preset può anche descrivere lo stato di un sistema nello spazio delle fasi a n dimensioni (a seconda dei parametri che descrivono il nostro suono).
    Il comportamento di questo sistema può essere lineare o non lineare, può fluttuare intorno ad un punto di equilibrio o meno.
    Ci sono molti modi di pensare “il suono”, certamente quello che le tecnologie di consumo considerano “suono” vedi Steinberg o Native Instrument e altre ancora, è pensato per gli avidi consumatori di caramelle e dolciumi vari.

    • silviorelandini ha detto:

      caro Federico, io ho una certa stima per la tecnologia musicale di tipo commerciale (vedi Steinberg, Native ecc. ecc.) e tu lo sai, perchè alla fine ti fanno fare bene determinate tipologie di professioni e di produzioni che necessitano velocità ed un certo tipo di editing. Per ogni cosa ci può essere una tecnologia specifica o di preferenza, vedi un progetto di orchestrazione virtuale, un disco, un’installazione sonora, una performance live. Io sono convinto che la tecnologia sia niente più che uno strumento a disposizione di un creativo, il risultato finale dipende dalle conoscenze, abilità e capacità di chi utilizza la tecnologia. Esistono di certo strumenti raffinati ed altri grezzi, non è il fatto di possedere uno strumento sofisticato e potente che fa il successo della produzione. I preset di certo aiutano (e soprattutto quando sono i professionisti a crearli, pensandoli più ad una sorta di macro) ma nell’utenza consumer riducono la capacità di intendere nel senso che ci si affida con poche ombre di dubbio mentre invece occorrerebbe indagare molto di più sul suono e le sue caratteristiche

      • Federico ha detto:

        Ciao caro,
        il problema di quelle tecnologie non è tanto il fatto che sono di consumo (l’orchestrazione virtuale è una grande conquista) è che sono scritte male.
        Il codice non è mai ottimizzato per sfruttare le risorse della macchina ed il debugging viene effettuato in linea di massima direttamente sugli utenti. Spesso le funzionalità sono rigidissime e finalizzate ad una fascia di mercato specifica (musica di largo consumo). Questo a mio avviso è un vero e proprio limite. Esistono innumerevoli generi musicali e forme di espressione musicale che usano gli strumenti in modo inusuale. Nulla di tutto questo è preso in considerazione. Vi è una standarizzazione verso il basso preoccupante. Così le risorse ed il talento degli sviluppatori viene asservito alle leggi di mercato.
        Pensa a Sibelius, è pesante, goffo, rigido, come esci dagli schemi di una notazione standard diventa inutilizzabile. Pensiamo a l’uso dei campioni. E’ ridicolo che per avere il suono di un quartetto d’archi, in ogni singolo strumento il vibrato sia onnipresente (il vibrato è un artificio retorico, non una proprietà intrinseca del suono).Poi abbiamo bisogno di tonnellate di memoria fisica per memorizzare i samples quando utilizzando un motere di sintesi avanzato si potrebbe ottenere un effetto perlomeno simile con non più di 2-300 MB di applicazione.Ma non si fa, perchè? Perchè le software houses non investono in ricerca applicata, non più o lo fanno in modo limitato.
        Tutto questo per ragioni di mercato.
        Lo trovo davvero controproducente. Tutto qui.
        Quando le risorse di sitema erano davvero limitate i vecchi sequencers su Atari (solo con il floppy) etc…facevano miracoli. Oggi la tecnologia è ancora quella, con delle interfaccie grafiche pesantissime, ed un approccio alla gestione delle risorse imbarazzante. L’ingegneria di questi applicativi talvolta è di gran lunga inferiore ad ambienti OpenSource.
        Questo è inaccettabile, visti anche i costi.
        Si continuano a reciclare sempre le stesse idee, emulazioni, etc..
        Una dei pochi prodotti innovativi è stato Melodyne, in termini di ricerca applicata o la Synful orchestra (basata su sintesi additiva) o PianoTeq. Il resto è pura mediocrità.
        Questo è il mio punto di vista, naturalmente.

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