Un’evoluzione tecnologica musicale: dal Salterio al Pianoforte (seconda parte)

Nel precedente articolo abbiamo visto il passaggio dal salterio al fortepiano.

Il fortepiano divenne uno strumento che a partire dal 1730 circa si afferma rapidamente. L’organaro Gottfried Silbermann lo perfeziona aggiungendo dei pedali. Il Re Federico II di Prussia (colui che scriverà il tema regio sul quale J.S. Bach realizzerà l’Offerta musicale, fu talmente entusiasta del nuovo strumento ne comprò una trentina. Possiamo sentire il suono di un fortepiano Silbermann del 1749 nel filmato seguente.

Ecco come viene percossa la corda in un fortepiano.

E’ il primo passo verso il pianoforte. La tendenza ad aumentare il livello di suono nello strumento porta all’utilizzo di corde sempre più grandi e tese inducendo la società Steinway & Sons ad adottare un telaio metallico in sostituzione di quello di legno. Nasce il pianoforte.

fonte

Ecco come funziona il sistema Steinway.

fonte

La struttura di un pianoforte si compone di tre parti: il corpo sonoro (1), la cassa (2), il gruppo di percussione (3)

Il corpo sonoro è la parte più importante e racchiude gli elementi che producono ed amplificano il suono: le corde e la tavola armonica. Le corde, situate nel comparto sonoro dei medi e degli acuti, sono di acciaio armonico di alta qualità. Alcune di queste, insieme a quelle nel comparto dei bassi, sono rivestite da un filo di rame per aumentarne lo spessore e la sonorità. Le corde, per avere una buona sonorità, devono essere quanto più lunghe possibile ed è per questo che vengono disposte all’interno dello strumento in modo “incrociato” poiché, così facendo, si sfruttano al massimo gli spazi interni del pianoforte. La tavola armonica, realizzata interamente in legno, è indispensabile per la propagazione del suono prodotto dalle corde. Senza questa si udirebbe solo un sottile ed insignificante suono. Una tavola armonica dev’essere sufficientemente grande per produrre un movimento d’aria in grado di propagare le onde sonore prodotte dalle corde. Particolarmente adatto alla costruzione della tavola armonica è uno speciale tipo di abete, conosciuto anche come “abete di risonanza”. La cassa rappresenta la struttura che raccoglie gli elementi che compongono il pianoforte e dona una “linea” ed uno “stile” specifico allo strumento.

Un pianoforte a coda da concerto copre 7 ottave più una terza per un totale di 88 tasti con 243 corde, le più lunghe di circa 2 m, le più corte sui 5 cm. Le otto corde più basse sono singole, di grande diametro e avvolte da almeno uno o anche due strati di filo metallico. Seguono poi 5 corde doppie più sette corde triple, sempre avvolte con filo, e infine 68 corde triple di acciaio senza avvolgimento. Le corde dei bassi sono disposte in modo incrociato rispetto a quelle centrali. La tensione complessiva delle corde di un pianoforte da concerto può arrivare a 20 t (per un adeguato livello di suono possono occorrere anche 100 kg per corda) ed è per questo motivo che è necessario un telaio in ghisa. Tra tutti gli strumenti a corda, il pianoforte è quello capace della massima emissione di potenza sonora. Le corde non raddoppiano di lunghezza nel passare da un’ottava a quella inferiore, ma la correzione è di un fattore 1,9. di conseguenza il diametro delle corde aumenta un po’ scendendo in frequenza, circa 1,05 per ottava mentre in parallelo aumenta la tensione. La vibrazione passa dalla corda alla tavola armonica attraverso i due ponti, con un’efficienza che non è confrontabile a quella dei violini a causa della maggiore impedenza incentrata nel trasferimento di energia. È dunque necessario che già nella corda sia disponibile un’elevatadensità di energia acustica. Le corde sono in acciaio speciale ad alto carico di rottura e rivestite di filo metallico. Se la massima tensione che si vuole applicare è di 100 kg, è sufficiente una corda di acciaio del diametro di 1 mm. però una corda dei bassi così sottile avrebbe una massa lineare troppo piccola per generare la frequenza richiesta. La soluzione è quella di non superare il millimetro di diametro ma di aumentare la massa lineare con almeno un avvolgimento di filo di rame.

Concludiamo l’articolo inserendo una serie interessantissima di video sul pianoforte.

Annunci

Informazioni su silviorelandini

sound designer, docente di tecnologie musicali, direttore iitm
Questa voce è stata pubblicata in Scienza del Suono e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Un’evoluzione tecnologica musicale: dal Salterio al Pianoforte (seconda parte)

  1. Pingback: Un’evoluzione tecnologica musicale: dal Salterio al Pianoforte (prima parte) | tecnologiamusicale

  2. Pingback: Viaggio nel pianeta MIDI – puntata 14 | tecnologiamusicale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...